Al THiNK Festival la presentazione del libro di Lorenzo Fantoni, edito da effequ
C’è stato un tempo in cui internet non esisteva, e
l’umanità era un’altra cosa. Raccontarlo oggi a chi ha
vent’anni sembra narrare di un’Età della pietra remota e
dimenticata, eppure è qualcosa che molte generazioni
ancora considerate, a torto o a ragione, ‘giovani’, hanno
vissuto e ricordano bene. Eppure l’avvento del web, il
suo farsi consuetudine in ogni casa e in ogni momento, è
qualcosa che è stato sì molto analizzato ma mai narrato
come esperienza lontana, come qualcosa che distingue
con forza due generazioni adiacenti. Cosa ha creato,
quell’avvento? Certo non solo i dibattiti polarizzati dei so-
cial network o gli acquisti con un click da casa. C’è stato
un momento, anche se non è facile fissarlo, in cui si è
vista la possibilità di creare una comunità, di estendere
i valori, condividere le esperienze, immaginare perfino
una felicità comune. Quali sono state le tappe di questo
percorso? Con questo libro Lorenzo Fantoni, alternando
il memoir alla ricostruzione storica e all’analisi politica,
torna a proporre una critica al mondo di cui si occupa e
che studia, per cercare di recuperare almeno quel backup
polveroso e dimenticato, un frammento della memoria
dell’internet che avremmo potuto avere e che ci è scivolata
tra le dita, là dove anche i videogiochi ci avevano
avvisato: everything not saved will be lost.
Questo volume è adatto a chi cerca:
una ricostruzione culturale e
sociale dell’attualità;
una riflessione generazionale sulla tecnologia
A cosa fa pensare:
a libri di racconto generazionale come
Tutto quello che so sull’amore di Dolly
Alderton, a saggi di storia e tecnologia come
Storia di internet e il futuro digitale
LORENZO FANTONI (1981), giornalista e scrittore freelance, da anni si occupa di cultura pop/tech e nella sua carriera ha collaborato con testate come «La Stampa», «la Repubblica», «Corriere della Sera» «Wired», «Vice», «Multiplayer.it», «Esquire», «Il Post». Si è occupato di videogiochi anche in radio e in televisione, curando interventi per la trasmissione «Altri Mondi» di RaiNews24, ha collaborato a programmi e documentari sulla cultura nerd con Sky e DMAX ed è direttore della rivista culturale online «N3rdcore» e della newsletter dedicata al giornalismo «Heavy Meta». È autore del libro Vivere mille vite. Come i videogiochi ci hanno cambiato il futuro (effequ, 2020).
APPROFONDIMENTI SUL VOLUME
QUEL CHE NON È SALVATO È PERSO
L’INTERNET CHE ABBIAMO AVUTO
di Lorenzo Fantoni
Data di pubblicazione: 11 marzo 2026
Casa editrice: effequ | Collana: MERLI (nonfiction)
pagine 272 | € 19
Il 30 aprile 1986, in sordina, senza fanfare, l’Italia entrava in Internet: un Macintosh al CNUCE di Pisa inviava un pacchetto di dati via satellite verso la Pennsylvania, segnando il quinto collegamento mondiale alla Rete dopo Norvegia, Regno Unito, Francia e Germania Ovest. Per celebrare questo anniversario esce, l’undici marzo 2026, Quel che non è salvato è perso. L’internet che abbiamo avuto di Lorenzo Fantoni. Fantoni, già noto per il saggio-memoir sui videogiochi Vivere
mille vite. Come i videogiochi ci hanno cambiato il futuro, restituisce quel momento epocale e l’intera traiettoria del web italiano – dalle BBS degli anni Ottanta agli smartphone che ci tengono “il mondo in tasca” – come un memoir personale e analitico, scritto da chi ha vissuto ogni evoluzione in prima persona.
Lorenzo Fantoni [20.000 followers attivi su IG] è giornalista freelance con una competenza
trentennale su tecnologia, cultura pop e videogiochi: firma di «La Stampa», «la Repubblica», «Corriere della Sera», «Wired», «Vice», «Multiplayer.it», «Esquire», dirige il magazine «N3rdcore» e ha collaborato a podcast, programmi TV e festival come Lucca Comics & Games e il Festival della TV. In questo libro la sua esperienza si fa lente personale: “Ho vissuto gran parte della mia vita in uno spartiacque culturale – appartengo a quello strano segmento demografico chiamato Xennial, gente nata in bilico tra la generazione X e quella Millennial, con uno strano gusto fatto di rimasugli
degli anni Ottanta e proiezioni verso il futuro”.
Xennial per destino – “abbastanza grande da ricordare il prima, abbastanza giovane da mangiare a quattro mani dal buffet di internet” –, Fantoni parte dal primo “urlo del modem” US Robotics a 33,6k nell’ufficio del padre, quella “vertigine del mondo che ti guarda negli occhi e ti chiede che cosa vuoi sapere”. Ricorda un web fisico, rituale: connessioni che saltavano con una telefonata in casa, mappe di link percorsi a tentoni, newsletter e siti scovati per caso. Raccontando, con amorevole ironia, di come la sua generazione sia diventata il “Servizio Tecnico Globale” per genitori e nipoti, si
fa testimone di un’epoca in cui “niente è rimasto ciò che era per più di qualche anno”. Il libro esplora i nodi cruciali del web italiano: da GeoCities come “villaggi virtuali”, con homepage html caotiche e gif animate, alla pirateria di Progetto Prometeo e Napster come conservazione nostalgica, dai troll dei forum come precursori della rabbia algoritmica allo smartphone che elimina la noia e l’oblio digitale di MySpace e social.
Oltre all’indice lineare, tre percorsi generazionali riordinano i capitoli: per Boomer/Gen X (focus su trasformazioni mediali); Xennial/Millennial (promesse creative vs. piattaforme chiuse); Gen Z (alfabetizzazione dal presente al passato). Un libro che si legge come il web stesso: non sequenziale, ma a balzi di link tematici.
A quarant’anni dalla scintilla italiana, Quel che non è salvato è perso non rimpiange un’età dell’oro, ma recupera un internet di scoperta fortuita, competenze tecniche, comunità reali – per capire come siamo passati da turisti stupiti a consumatori di flussi effimeri. Un memoir per chi ha sentito l’urlo del modem, un atlante per chi vuole decifrare il feed.
FONTE: effequ
